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HIV/AIDS E CONSUMO DI SOSTANZE STUPEFACENTI

Le sostanze stupefacenti sono una via di trasmissione dell’Hiv?
No, le sostanze stupefacenti non sono una via di trasmissione dell’Hiv; è il modo in cui si consumano che può essere a rischio.
Nel caso di sostanze che si consumano per via endovenosa, l’utilizzo di una siringa già usata e non sterile espone al rischio di contrarre varie infezioni, tra cui Hiv ma anche epatiti, endocarditi ecc.. È fondamentale dunque utilizzare siringhe sterili e in ogni caso sterilizzare tutti i materiali utilizzati per preparare la sostanza, come ad esempio il cucchiaino.

E nel caso di sostanze che non si iniettano?
Il problema non è la sostanza, ma l’abbassamento del livello di attenzione che può essere provocato dalle sostanze e che potrebbe portare a non adottare le necessarie precauzioni nel caso di eventuali rapporti sessuali.
Per questo motivo, in caso di assunzione di sostanze, diventa fondamentale ricordarsi di usare il preservativo e averne sempre con sé. Per conservare i profilattici, quindi, scegli un posto adeguato e comodo, che puoi ricordare facilmente.
Ecstasy, Lsd, anfetamine disidratano, seccando le mucose e aumentando così il rischio di rottura del profilattico.
In questi casi, e in generale per facilitare la penetrazione, è consigliabile l’uso di lubrificante, che puoi trovare facilmente in farmacia. Scegli lubrificanti a base d’acqua e non quelli grassi (tipo vaselina, burro, creme) che rischiano di danneggiare il preservativo.
Tieni presente che se l’utilizzo del preservativo è una pratica abituale sarà più facile adoperarlo anche in situazioni difficili.

Cos’è la Riduzione del Danno?
È una strategia di intervento nei confronti delle persone che consumano sostanze stupefacenti che mira ad evitare ulteriori rischi e danni provocati dal consumo e a promuovere un miglioramento dello stato di salute generale della persona. In particolare i rischi e i danni che si intendono ridurre o eliminare sono la morte per overdose, la trasmissione di infezioni (Hiv, epatiti, endocarditi) ed in ultima analisi il danno recato alla società nel caso di reati consumati per procurarsi le sostanze.
Se da un lato dunque si tratta di “evitare il male peggiore” dall’altro si possono indurre le persone ad uscire dalla propria condizione di invisibilità ad attivare percorsi di responsabilizzazione nei confronti del proprio stato psico-fisico, a migliorare la percezione dei propri diritti, ad aumentare il proprio potere contrattuale e negoziale (Self-Empowerment).

La Riduzione del Danno è un’alternativa alla disintossicazione?
La Riduzione del Danno non è alternativa ma complementare alle strategie finalizzate alla disintossicazione.
Fornire siringhe sterili, altri materiali sterili utili per l’utilizzo di sostanze, preservativi, e dare informazioni sulle modalità di trasmissione delle infezioni, da un lato permette alle persone di ridurre le possibilità di contrarre l’infezione da Hiv, dall’altro li mette in contatto con le strutture socio-sanitarie del territorio, indispensabili per iniziare percorsi di disassuefazione dalle sostanze.
In questi anni di “lotta alla droga” le persone che consumano non sono diminuite. Esiste la necessità di un’ampia opportunità di opzioni per le persone tossicodipendenti: dalle unità mobili per la prevenzione dell’Hiv e la tutela della salute in generale, ai Centri a Bassa Soglia di accoglienza, intesi anche come primo anello dell’accesso alla rete dei Servizi, ai SerT (Servizi per le Tossicodipendenze) e alle Comunità di recupero, tradizionali o a maglie larghe.
 
 
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